In occasione della Giornata Internazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che si celebra ogni anno il 20 novembre, abbiamo incontrato la dottoressa Francesca Prosperini, psicoterapeuta della Cooperativa Sociale Piccolo Principe di Busto Arsizio, per parlare di disagio psicosociale giovanile.

Il progetto Cittadella dei Ragazzi, ideato dalla Cooperativa sociale e cofinanziato dalla Fondazione Santo Versace, è stato presentato il 20 settembre a San Vittore Olona (MI); sarà un luogo pensato proprio per accogliere sempre più adolescenti in condizioni di disagio psicosociale e dispersione scolastica.

Dott.ssa Prosperini da quanto tempo lavora per la Cooperativa sociale Piccolo Principe e qual è il suo ruolo?

“Ho iniziato a collaborare con la Cooperativa Sociale “Piccolo Principe Onlus” ormai 13 anni fa come psicologa operatrice all’interno delle comunità residenziali educative a valenza terapeutica per adolescenti. Mi sono poi occupata anche di psicoterapia individuale e di gruppo dedicata agli adolescenti istituzionalizzati, di progetti nelle scuole superiori di prevenzione delle dipendenze patologiche giovanili e della dispersione scolastica. Dal 2018 coordino come psicoterapeuta il centro diurnoCasa sull’Albero”, un progetto che vuole rispondere ai bisogni emergenti degli adolescenti e delle loro famiglie e alle richieste di presa in carico da parte delle Istituzioni territoriali. La Cittadella dei Ragazzi nasce proprio dall’esperienza di Casa sull’Albero e ne rappresenta un’evoluzione.”

Oggi si parla molto dell’aumento del disagio psicosociale nei giovani, ci può spiegare in cosa consiste e come si manifesta?

“La pandemia, le guerre e i conflitti internazionali, il clima, un mondo virtuale ormai del tutto interconnesso a quello fisico, i flussi migratori, ma anche un mondo del lavoro che offre poche speranze, sono tutte questioni che mettono in discussione aspetti esistenziali e familiari già di per sé fragili.

Non credo che si tratti di fenomeni o psicopatologie nuove, ma sono le forme della sofferenza e le sfumature che si presentano a vedersi talora mutate e da comprendere ed affrontare con approcci diversi rispetto al passato. Occupandoci di adolescenti, assistiamo a fenomeni individuali e sociali con proprie specificità da contestualizzare alla luce dei cambiamenti della società, un aumento delle dipendenze patologiche da sostanza o senza sostanza, branchi violenti, ma anche a importanti ritiri sociali, disagi nel vivere la propria corporeità in trasformazione, difficoltà per chi è portatore di varianza e disforia di genere a sentirsi legittimati, disadattamento dei giovani immigrati di prima o seconda generazione, traumatismi dello sviluppo, famiglie multiproblematiche.  A mio parere ad oggi i giovani hanno molte possibilità, ad esempio quelle offerte dalle nuove tecnologie, dai media e dalla rete, le cui sollecitazioni se mancano di orientamento possono essere confondenti, proposte troppo presto e a rischio di portare ad un’eccessiva responsabilizzazione, delusione e forte senso di inadeguatezza.”

Gli effetti della pandemia sulla salute mentale e psicofisica degli adolescenti: si è notata una differenza nell’incidenza di questi problemi?

“Il periodo pandemico e post-pandemico sembrano aver aggravato ulteriormente alcune condizioni di disagio psichico già presenti, talora aumentandone i sintomi, e certamente hanno generato forme di sofferenza ulteriori nel tentativo di riappropriarsi della propria vita e dei propri processi. Dal mio punto di vista, questo vale sia per i giovani sia per gli adulti che a vario titolo se ne occupano. Credo sia fondamentale comprendere quanto sia importante per i giovani vedersi valorizzati, accolti, riconosciuti nelle proprie caratteristiche e nelle proprie soluzioni anche se disfunzionali. Abbiamo l’impressione che i giovani si sentano sfiduciati rispetto al proprio futuro e patiscano una società così complessa, siano convinti che da un momento all’altro le loro speranze per il presente e per il futuro possano venire meno e che della propria sensibilità non se ne si faccia nulla se non a loro discapito, adolescenti delusi piuttosto che trasgressivi. “

Quando il disagio è definito grave diventa necessario l’intervento di uno specialista per poterlo affrontare. Sono i genitori a chiedervi aiuto e a rivolgersi a voi?

“Generalmente le situazioni critiche che incontriamo ci vengono presentate dai Servizi Sociali, la Tutela Minori, la Neuropsichiatria dell’Infanzia-Adolescenza, ma abbiamo anche famiglie che ci chiedono direttamente assistenza, oppure dei ragazzi già inseriti parlano ai loro coetanei della possibilità di essere presi in carico presso il nostro centro. Promuoviamo la partecipazione dei genitori ai progetti in favore dei ragazzi perché riteniamo che siano figure imprescindibili da coinvolgere, perché i ragazzi stessi necessitano che i propri caregiver naturali, al netto dei limiti e fragilità che presentano, possano imparare a sintonizzarsi meglio con loro. L’esperienza consolidata ci ha permesso di sperimentare una nuova cultura di intervento che sostiene e rafforza i fattori protettivi di ragazzi e caregiver in una logica che non è solo di contenimento del danno, ma anche di trasformazione sostanziale della relazione che li lega e di riparazione degli errori commessi e dei fraintendimenti.

In particolare rispondiamo al disagio giovanile con una nuova unità di offerta: prevenzione, diagnosi precoce, cura e riabilitazione stanno infatti imponendo modelli sociosanitari ed assistenziali innovativi che rispondano con efficacia ed efficienza ai bisogni dei giovani in stato di fragilità.”

Quali sono i ragazzi che accogliete?

“Siamo specializzati nell’intervento e cura di ragazzi e ragazze dai 14 ai 18 anni – con la possibilità di una presa in carico sino ai 21 anni – e delle loro famiglie (biologiche, adottive o affidatarie), che si trovano in condizioni di fragilità, criticità, disagio psicologico, emotivo e sociale. Accogliamo ragazzi e ragazze affetti da disturbi e crisi in età evolutiva e in condizione di fragilità familiare e talora grave pregiudizio psico-sociale.

Ad oggi i ragazzi che accogliamo sono affetti da gravi disturbi di personalità, disturbi affettivi e d’ansia, disturbi alimentari, gravissimi ritiri sociali, che li espongono a comportamenti autolesivi e pericolosi quali l’abuso di sostanze psicoattive e azioni criminali. Accogliamo ragazzi anche alle dimissioni dalle comunità terapeutiche bisognosi di un ulteriore accompagnamento al reinserimento in famiglia o situazioni che senza un intervento tempestivo richiederebbero l’accesso a comunità residenziali o l’intervento dell’Autorità Giudiziaria.”

In che consiste il vostro approccio terapeutico?

“Utilizziamo un approccio che si basa sulla psicoanalisi evolutiva e la pedagogia maieutica. Nello specifico ilmodello psicodinamico in abbinamento all’intervento pedagogico ci permette di supportare le persone coinvolte alla comprensione del proprio modo di funzionare, anche rispetto al ruolo di figlio e di genitore, a leggerne gli aspetti caratteristici nel qui ed ora e nel proprio processo di crescita e di sviluppo di responsabilità.

La nostra offerta diurna si sostanzia come ambiente protetto ma calato nella realtà dedicato ai nuclei familiari, la giornata è strutturata infatti per garantire una cornice di vita quotidiana in cui per il giovane sia possibile svolgere attività (di tipo educativo, formativo, ricreativo, espressivo, terapeutico, sportivo) che riguardano il proprio ciclo di vita.

Il nostro trattamento mira al recupero dei processi maturativi dei ragazzi, attraverso l’individuazione dei bisogni evolutivi e dei significati sottesi ai sintomi psicopatologici, alle forme devianti, ai comportamenti disfunzionali. Poniamo particolare attenzione al bilancio evolutivo, analizzando lo sfondo traumatico, le modalità relazionali e di funzionamento attuale, identificando i nodi problematici presenti all’interno della famiglia, il gioco tra ruoli e aspettative. Lavoriamo alla riattivazione delle risorse di tutti i componenti e l’acquisizione e lo sviluppo di strategie efficaci di regolazione emotiva, di soluzione dei problemi e di presa di decisioni, al fine di promuovere un cambiamento necessario ed evolutivo attraverso la comprensione del proprio funzionamento ed il riconoscimento di sé, dell’altro nelle sue specificità, delle proprie capacità e trappole.

In pratica, dal lunedì al venerdì, le nostre giornate si scandiscono nell’accoglienza dei ragazzi da casa o al rientro da scuola, pranziamo con loro, offriamo attività, ci occupiamo dello studio e dell’accompagnamento alle varie agenzie formative sul territorio affinché i ragazzi possano avvalersene se usciti dai circuiti tradizionali di istruzione, eroghiamo psicoterapia individuale interna secondo l’orientamento più adatto al caso, così come psicoterapia di gruppo, laboratori espressivi come la danzaterapia, corsi che sviluppino competenze trasversali ed interessi (dal cinema agli sport, passando per volontariato, cucina e pittura), svolgiamo uscite sul territorio per ampliare il range di attività perseguibili in autonomia come gite in città limitrofe, mostre, eventi, cinema, colloqui e gruppi in sostegno alla genitorialità per i familiari. L’ampio parco a disposizione della Cittadella dei Ragazzi ci vedrà impegnati a progettare attività di giardinaggio e in generale all’aria aperta garantendo aree di decompressione e relax con spazi riservati a yoga e mindfullness. Potendo fruire di molte stanze ci sarà possibile diversificare maggiormente le attività e ampliarle, arricchendo la nostra offerta ed estendendola a più destinatari.”

Quanto è importante che la formazione sia parte integrante del percorso terapeutico?

“Direi fondamentale, ma tutto ciò è da intendersi in senso ampio. Grazie ai nostri ragazzi ed ai loro familiari abbiamo compreso quanto occorra rafforzare la possibilità di scolarizzazione e professionalizzazione per coloro che non riescono ad avvalersi dell’offerta tradizionale, attraverso laboratori professionalizzanti. Siamo animati infatti dalla convinzione che attraverso la nostra professionalità e i nostri servizi si possa predisporre un ambiente formativo allargato allo sviluppo di competenze cognitive ed emotive, di apprendimento e di socializzazione. I ragazzi stessi e i genitori ci insegnano a loro volta quanto conoscono e sanno fare ed è bellissimo per tutti collaborare insieme e vedersi così mutualmente arricchiti e apprezzati.”

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