“Il senso del pane è un progetto di riscatto sociale che, in modo particolarmente significativo nel tempo della Pasqua, attraverso la produzione artigianale di ostie liturgiche trasforma le ferite degli ‘ultimi’ in un percorso che restituisce dignità a chi l’aveva perduta. Proprio come il mistero pasquale insegna la possibilità della rinascita, ogni giorno mi insegna come nessuna storia è definitivamente compromessa: attraverso un impegno paziente e quotidiano, anche chi ha vissuto il carcere, la tratta o la violenza, può intraprendere un cammino reale di conversione e rinascita”. Elisabetta Cammoranesi, coordinatrice nel laboratorio di ostie di Fabriano che impiega vittime di tratta, racconta così la sua esperienza quotidiana.

Il senso del pane

Il laboratorio delle ostie di Fabriano è sostenuto dalla Fondazione Santo Versace che, dalla fine del 2024 contribuisce al progetto “Il Senso del Pane” ideato e promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. Il progetto è nato nel 2016, durante l’Anno del Giubileo della Misericordia, all’interno del carcere di Opera, a Milano, un’iniziativa dal forte valore umano e simbolico: un laboratorio artigianale dedicato alla produzione di ostie, che coinvolge alcuni detenuti condannati per omicidio. Un segno ancora più profondo se letto alla luce della Pasqua, cuore della fede cristiana, in cui il pane eucaristico diventa simbolo di vita nuova. Dopo pochi mesi dall’avvio, il progetto riceve un riconoscimento straordinario: Papa Francesco incontra i detenuti e consacra personalmente le ostie da loro realizzate. Un gesto potente, capace di dare risonanza internazionale all’iniziativa e di rafforzarne il significato profondo.

L’obiettivo del progetto

L’obiettivo centrale del progetto è offrire una concreta possibilità di riscatto a persone che vivono condizioni di grande vulnerabilità: detenuti, migranti, donne vittime di violenza e tratta, giovani in situazioni di disagio economico. Attraverso un’attività semplice ma carica di valore spirituale come la produzione di ostie, strettamente legata al mistero eucaristico celebrato in modo speciale nel tempo pasquale, ogni persona viene accompagnata in un percorso di formazione che intreccia competenze professionali, crescita personale e riscoperta della propria dignità, aprendo nuove prospettive per il futuro.

Le mani che realizzano le ostie

“Quest’opera restituisce dignità perché offre un lavoro regolare, riconosciuto e socialmente utile – spiega Elisabetta, che ogni giorno coordina il lavoro delle ragazze del laboratorio -. Chi produce le ostie sa che il proprio gesto è prezioso, soprattutto pensando che quel pane diventerà corpo donato nelle celebrazioni, in particolare durante la Pasqua”. Quelle mani che producono le ostie con movenze delicate raccontano molto più di un semplice gesto quotidiano: sono mani che hanno conosciuto la fatica, che hanno attraversato momenti difficili e saputo resistere alla paura. In ogni movimento preciso e attento si intrecciano fragilità e forza, memoria e riscatto. Così, quel lavoro paziente non è solo produzione, ma diventa testimonianza concreta di un percorso affrontato con coraggio, capace di restituire valore e dignità a ogni singola persona, proprio come il messaggio pasquale di morte e rinascita.

La storia di Amanda

Amanda lo sa bene: è arrivata in Italia dopo un lungo viaggio su un barcone malconcio, carico di molte più persone di quante avrebbe potuto trasportare. Ha lasciato la sua terra natia, in Africa, per sfuggire alla povertà, alla fame, alla violenza e alle sofferenze causate da conflitti sempre più numerosi. Insieme alla sua famiglia, è fuggita nel cuore della notte, portando con sé solo i vestiti che indossava. Ma il cammino verso il luogo da cui avrebbero potuto imbarcarsi su una carretta del mare, nel tentativo di raggiungere le coste italiane, era ancora lungo e pieno di ostacoli. Le mani di Amanda, oggi capaci di creare qualcosa di fragile come un’ostia — segno di vita e speranza che trova il suo culmine nella Pasqua — hanno trovato la forza di sostenere i suoi bambini durante la traversata del deserto: non ha mai lasciato la loro presa. E non ha mai smesso di stringere tra le braccia la più piccola delle sue creature dopo essere salite sul barcone, dove era stata separata dal marito e dall’altro figlio. Per due giorni non hanno potuto parlarsi. Neppure quando il gommone è rimasto fermo in mezzo al mare, senza più benzina. Per ore che sembravano interminabili, Amanda ha guardato il mare e ha pregato affinché qualcuno arrivasse in loro soccorso. Quando il sole cominciava a spuntare appena dal mare, in lontananza una nave si dirigeva verso di loro. Erano arrivati i soccorsi.

Una nuova opportunità e un nuovo inizio

Oggi Amanda lavora nel laboratorio eucaristico di Fabriano entrato a far parte del progetto “Il senso del pane” grazie al sostegno della Fondazione Santo Versace. Le sue mani e il suo cuore non potranno mai dimenticare la paura di quei giorni, ma ora ha l’opportunità di poter intraprendere un nuovo cammino, una vera rinascita che richiama il significato più profondo della Pasqua. “Questo lavoro ridona fiducia – spiega Elisabetta – perché mette al centro la persona, le sue capacità e non il suo passato accompagnandola con percorsi educativi e spirituali che la aiutano a rileggere la propria storia non più solo come vittima, ma come protagonista di un nuovo inizio. ‘Il Senso del Pane’ – conclude Elisabetta – è un progetto che costruisce ponti tra chi è emarginato e il resto della società, generando una rete di solidarietà che coinvolge diocesi, parrocchie e associazioni, rendendo più umana la nostra vita”, proprio nello spirito della Pasqua che unisce e rinnova.

Come sostenere il progetto

Per informazioni sul progetto è possibile scrivere a [email protected] oppure telefonare al 3485231352.
E’ possibile effettuare donazioni solidali
Intestazione Pace in Terra Cooperativa sociale a r. l.
IBAN: IT19S0538721100000004623076
Causale: Ostie eucaristiche

Voci di Speranza

Voci di Speranza” è la rubrica della Fondazione Santo Versace realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.