L’Orchestra del mare. Un viaggio di ritorno.

All’Auditorium il concerto a sostegno del progetto “Il Miracolo della Vita– Tabasamu la Mama

Venerdì 13 febbraio 2026, alle ore 20:00, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma ha ospitato il concerto “Un viaggio di ritorno”, un evento di grande valore artistico e umano a sostegno del progetto “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama” della Fondazione Santo Versace.

Il concerto si è svolto nell’ambito di “Un solo Mare Festival”, promosso dalla Fondazione Musica per Roma.

Un viaggio di ritorno

Dal legno delle imbarcazioni dei migranti sono nati gli strumenti dell’Orchestra del Mare, grazie al progetto Metamorfosi della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

Sono stati proprio questi strumenti a dare vita al concerto che ha sostenuto il progetto internazionale “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama”: cuore dell’iniziativa è una casa a Nairobi, in Kenya, nella baraccopoli di Kibera, che accoglie stabilmente giovani madri che vivono per strada in condizioni estreme, insieme ai loro bambini.

Un viaggio partito dalle coste africane che ha compiuto un ritorno simbolico proprio in Africa, dove tutto ha avuto inizio.

Il Concerto

Hanno partecipato alla serata i Fondatori, Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, e Arnoldo Mosca Mondadori, ideatore e promotore dell’iniziativa.

Il concerto si è articolato in tre momenti:

  • Alessio Boni, accompagnato dalla Piccola Orchestra dei Popoli, ha interpretato “Orazione”, monologo liberamente tratto da “Memoria del legno” di Paolo Rumiz, per la regia di Ciro Menale;
  • Il Maestro Nicola Piovani ha dedicato un brano al progetto “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama”;
  • L’Orchestra Pessoa ha suonato le musiche di Ennio Morricone (Mission, La Califfa), Astor Piazzolla (Libertango, Adiós Nonino), John Williams (Schindler’s List) e Tommaso Quaranta (Tango Libero).

Qui il servizio del Tg2 dedicato all’evento.

Un viaggio di ritorno: il legno delle barche dei migranti suona per Tabasamu la Mama

A volte il mare non divide, ma restituisce. Restituisce storie, vite, legni segnati dal dolore che diventano strumenti capaci di generare bellezza e futuro. È da questa trasformazione profonda che nasce l’Orchestra del Mare: un progetto che fa della musica un atto di responsabilità e della circolarità il suo cuore pulsante.

Un viaggio di ritorno

Venerdì 13 febbraio 2026 alle ore 20, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma ospiterà, all’interno di Un Solo Mare Festival prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, il concerto “L’Orchestra del Mare: un viaggio di ritorno”.

Quei legni che un tempo solcavano il mare con uomini, donne e bambini in fuga da guerre e povertà, oggi tornano simbolicamente alle loro terre d’origine per sostenere “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama” primo progetto internazionale della Fondazione Santo Versace dedicato all’accoglienza e al sostegno di giovani madri e dei loro bambini che sopravvivono nelle strade di Nairobi.

L’Orchestra del Mare trasforma legni di barche di migranti in musica, sostenendo madri e bambini nella casa di Tabasamu la Mama di Kibera, Nairobi.

Cuore del progetto è una casa nella baraccopoli di Kibera, una delle aree urbane più densamente popolate e complesse di Nairobi. Il nome Tabasamu la Mama, che in lingua swahili significa “il sorriso della madre”, esprime il significato profondo dell’intervento: offrire protezione, dignità e prospettiva futura a donne e bambini che vivono in condizioni di estrema fragilità. La casa non è un semplice rifugio temporaneo, ma un luogo di accoglienza strutturata e accompagnamento. Le madri accolte ricevono assistenza sanitaria di base, supporto psicologico, accompagnamento educativo e sociale, oltre a un sostegno quotidiano orientato alla ricostruzione dell’autonomia personale, i bambini, parallelamente, crescono in un ambiente protetto e sicuro, nel quale possono ricevere cure adeguate, giocare, apprendere e vivere un’infanzia il più possibile serena. Il progetto prevede un percorso di permanenza della durata di circa sei mesi, seguito da ulteriori sei mesi di accompagnamento al reinserimento nella comunità, con l’obiettivo di favorire una progressiva indipendenza, anche sul piano economico e abitativo. Il progetto è realizzato in collaborazione con Koinonìa Community e Amani, due organizzazioni storicamente radicate nel territorio, che operano in Kenya da trent’anni.

Il concerto ha come obiettivo quello di sostenere e promuovere questo progetto. Così la musica diventa cura, la bellezza diventa responsabilità, il suono diventa casa.

L’Orchestra del Mare

L’Orchestra del Mare prende vita da un’intuizione profonda e dall’impegno di Arnoldo Mosca Mondadori. “Tutto parte da una domanda che Papa Francesco ci ha consegnato: ‘Perché loro e non io?’ — racconta in un’intervista a Interris.it —. È lo stesso interrogativo che mi accompagna quando incontro i giovani detenuti. Nei primi anni Duemila, durante una visita a Lampedusa, mi colpirono le barche dei migranti destinate allo smaltimento come rifiuti speciali. Sentii che quei legni dovevano avere un altro destino”. Dopo aver chiesto all’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese di poterli recuperare, li fece arrivare nel carcere di Opera nel 2021: da quelle imbarcazioni, pensate inizialmente per diventare presepi, nacque invece il primo violino. “Sento come una cosa meravigliosa che l’Orchestra del Mare, nata dalle barche su cui hanno viaggiato persone che cercavano speranza e futuro partendo dall’Africa, possa attraverso la sua musica ‘tornare’ in Africa – ha dichiarato Arnoldo Mosca Mondadori -. Un’Orchestra che non ha nulla di ‘estetico’, ma che cerca di dare un segnale, come ci disse Papa Francesco per i dieci anni della nostra Fondazione Casa dello Spiriti e delle Arti, contro la cultura dello scarto – aggiunge -. E questo concerto ne è la prova: la musica di questi legni di scarto porta concretamente sostegno a mamme e bambini senza dimora”.

Il primo violino e “Il Canto del legno”

L’Orchestra del Mare nasce all’interno del Laboratorio di Liuteria e Falegnameria della Casa di Reclusione Milano–Opera, promosso dal 2012 dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti. È qui che nel 2021 è stato costruito il primo Violino del Mare, realizzato con il legno delle barche dei migranti di Lampedusa. Quel violino ispirò al maestro Nicola Piovani la composizione Canto del legno, eseguita per la prima volta nel 2022 davanti a Papa Francesco, dando origine all’idea di un’orchestra capace di trasformare scarti e dolore in voce, armonia e speranza.

Uno spettacolo in tre momenti

La serata del 13 febbraio vedrà unite l’Orchestra Pessoa e la Piccola Orchestra dei Popoli in un’unica Orchestra del Mare, in uno spettacolo articolato in tre momenti. Alessio Boni, accompagnato dalla Piccola Orchestra dei Popoli, leggerà Orazione, monologo tratto da Memoria del legno di Paolo Rumiz, per la regia di Ciro Menale. Seguirà la partecipazione straordinaria di Nicola Piovani per il progetto Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama. Chiuderà la serata l’Orchestra Pessoa con musiche di Ennio Morricone, Astor Piazzolla, John Williams e Tommaso Quaranta.

Nulla è lineare, tutto è circolare

Nulla è lineare, tutto è circolare. Il legno delle barche diventa strumento, lo strumento diventa musica, la musica diventa sostegno concreto. “Un viaggio di ritorno” dà forma a questo movimento continuo: le storie di chi è partito incontrano quelle di chi oggi cerca di restare, e il mare, spesso confine e ferita, si trasforma in ponte verso “Il Miracolo della Vita – Tabasamu la Mama”. È il ritorno più profondo che si possa immaginare: non solo geografico, ma umano. Dal dolore alla speranza. Dallo scarto alla rinascita. Dalle barche alla vita.

Info

Per informazioni sull’evento e per poter acquisare i biglietti è possibile cliccare a qui

Voci di Speranza

Voci di Speranza” è la rubrica della Fondazione Santo Versace realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.

Abbracci in Libertà, il linguaggio della bellezza per difendere la genitorialità in carcere e il sorriso dei bambini

Il 21 gennaio, Giornata Mondiale dell’Abbraccio, ci ricorda quanto un gesto semplice possa diventare rifugio, forza, casa. È proprio da questo significato profondo che nasce “Abbracci in libertà”, il primo progetto nazionale della Fondazione Santo Versace – fondata dai coniugi Santo Versace e Francesca De Stefano Versace – dedicato alla tutela della genitorialità in carcere, per custodire ciò che nemmeno una cella dovrebbe mai spezzare: il legame affettivo.

Lo scorso 26 maggio, nel mese dedicato alla Festa della Mamma, il progetto, realizzato in collaborazione con la Banca del Fucino, ha preso forma concreta nel reparto femminile della Casa di Reclusione di Milano – Bollate, dove uno spazio non utilizzato è stato trasformato in un luogo accogliente, colorato e vivo. Qui i bambini possono giocare, ridere, sentirsi al sicuro e le madri possono tornare, anche solo per un momento, semplicemente mamme. Un luogo dove gli abbracci non sono più trattenuti, ma finalmente liberi. Qui gli incontri non sono più segnati dalla distanza o dalla rigidità, ma dalla tenerezza, dall’ascolto e dalla possibilità di stringersi in un abbraccio. Il 19 marzo 2026, giorno in cui si celebra la Festa del Papà, è prevista l’inaugurazione di un nuovo parco  “Abbracci in libertà” nell’area esterna del reparto maschile del carcere di Rebibbia a Roma.

Questo progetto permette di raccontare una nuova visione del carcere: più umana, più giusta, più capace di custodire la bellezza anche nei contesti più fragili. “Abbracci in libertà” non è solo uno spazio fisico. È un gesto d’amore. È la prova che, anche dietro le sbarre, l’infanzia ha diritto alla luce e ogni madre al calore di suo figlio.

L’intervista

Per approfondire il significato di “Abbracci in libertà”, Interris.it ha intervistato la dottoressa Federica Pisani, funzionario giuridico-pedagogico dell’Istituto penitenziario di Milano-Bollate

Dottoressa Pisani, con “Abbracci in libertà” la riqualificazione di un’area non utilizzata ha permesso di portare nel carcere di Bollate colori vivaci, murales, giochi per bambini, tavoli e sedie. In che modo il linguaggio della bellezza può incidere sul benessere emotivo di madri e bambini, anche in un contesto come il carcere?

“‘Abbracci in Libertà’ ha allestito lo spazio ove le mamme detenute insieme ai loro bambini minori di 3 anni possono trascorrere del tempo insieme. Il progetto ha creato uno spazio gioco e di socializzazione allegro e accogliente. L’iniziativa ha consentito di sperimentare ancora una volta come la bellezza rappresenti una dimensione capace di promuovere atteggiamenti positivi e permetta di confrontarsi con le parti migliori di sé sulle quali è possibile per ciascuno iniziare a costruire il cambiamento”.

Come si svolgevano gli incontri tra madri detenute e figli prima di questo progetto?

“Vengono effettuati all’aperto, in un’area destinata ai colloqui familiari di tutta la popolazione detenuta: femminile e maschile. E’ uno spazio molto grande dove, contemporaneamente, si svolgono gli incontri di numerosi nuclei familiari. L’area allestita da ‘Abbracci in libertà’ invece è destinata alle mamme detenute che hanno con sé i bambini fino ai tre anni in un reparto chiamato ‘Nido’”. La bellezza di quanto realizzato grazie alla Fondazione Santo Versace consente ora di dedicare lo spazio anche ai colloqui mamma-figli monitorati dai Servizi di Tutela minori e agli incontri particolarmente delicati o problematici”.

Cosa significa per una madre detenuta poter vivere momenti di relazione con il proprio figlio in uno spazio a misura di bambino?

“Incontrare il proprio figlio in uno spazio come quello allestito da ‘Abbracci in libertà’ permette di immergersi in una dimensione di normalità familiare, di gioco e di serenità che consente di recuperare la dimensione più intima del rapporto. Più di una mamma ha raccontato che accedere allo spazio gioco ha permesso sia a lei sia ai suoi figli di ‘dimenticarsi di essere in carcere’”.

Che cambiamento avete osservato nelle madri detenute dopo l’apertura di questo spazio? E nei bambini, che tipo di reazioni avete riscontrato?

“Il cambiamento più evidente è la serenità, la spontaneità con la quale madre e figli si relazionano. Poter giocare insieme significa poter crescere insieme usando un linguaggio di divertimento e leggerezza”.

Quali sono gli aspetti più difficili da gestire della relazione madre-figlio in carcere e quali invece è essenziale tutelare per assicurare serenità ai bambini e sostegno emotivo alle mamme?

“La criticità più evidente nella gestione degli incontri mamma-figlio in carcere è rappresentata innanzitutto dalla fatica legata alla limitatezza del tempo e dello spazio in cui avviene l’incontro con il figlio che vive all’esterno: ha un inizio che fa già intravedere la fine dell’incontro ed è un momento nel quale condensare parole e gesti che nella loro spontaneità avrebbero bisogno di tempi e opportunità ben diverse. E’ difficile gestire un rapporto educativo quale quello genitoriale con l’orologio. E’ necessario garantire l’incontro in un ambiente accogliente che riesca a mettere a proprio agio il prima possibile sia le mamme sia, soprattutto, i minori e offra l’opportunità di momenti di affettuosa e autentica vicinanza”.

Sulla base della vostra esperienza, quali pratiche concrete si sono rivelate più efficaci nel promuovere una relazione il più possibile positiva all’interno del contesto carcerario?

“Credo che la regolarità, la frequenza degli incontri e il contesto accogliente siano le prime condizioni per promuovere e sostenere il legame mamma figlio. Nella mia esperienza ho constatato come là dove si consentono e si favoriscono opportunità di gioco condiviso, la relazione si rafforza e si connota positivamente indipendentemente dalle mura che circondano”. 

Voci di Speranza

Voci di Speranza” è la rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

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“Insieme verso il Natale”: il Pranzo d’Avvento della Fondazione Santo Versace in collaborazione con l’Osservatore di Strada

Lo scorso 10 dicembre, presso il Centro Polifunzionale della Parrocchia San Gregorio VII, si è svolto il Pranzo d’Avvento “Insieme verso il Natale”, organizzato dalla Fondazione Santo Versace in collaborazione con l’Osservatore di Strada e il Centro di Ascolto parrocchiale.

L’iniziativa è nata con l’obiettivo di offrire un momento di accoglienza, ascolto e vicinanza alle persone più fragili seguite dai servizi della comunità. Un pranzo condiviso, ma soprattutto uno spazio di relazione e attenzione, pensato per far sentire ciascuno accolto nella comunità.

«Nessuno dovrebbe sentirsi solo, soprattutto in un tempo come quello dell’Avvento – hanno dichiarato Santo Versace e Francesca De Stefano Versace – La dignità e il valore di ogni individuo guidano quotidianamente il nostro impegno».

Un gesto semplice ma profondamente significativo, capace di rinnovare il valore della condivisione, della cura e dell’incontro. Una giornata in cui i partecipanti si sono ritrovati attorno alla stessa tavola, rafforzando legami e ricordando quanto l’attenzione verso l’altro possa fare la differenza.

Con “Insieme verso il Natale”, la Fondazione Santo Versace conferma il proprio impegno accanto ai più fragili, promuovendo iniziative concrete che mettono al centro la persona, l’ascolto e la costruzione di relazioni autentiche.

Redenta, le marmellate che raccontano il “Gusto del bene”

Le marmellate Redenta (redenta.it) raccontano molto più di un semplice prodotto artigianale: sono il frutto concreto di un progetto che intreccia qualità, impegno sociale e rinascita personale. In questo laboratorio, donne vittime di tratta ritrovano ogni giorno dignità e speranza attraverso un lavoro che profuma di frutta fresca e di futuro. Sostenute dal progetto il “Gusto del bene” della Fondazione Santo Versace ente filantropico, queste confetture nascono da mani che hanno conosciuto la paura, ma che ora imparano di nuovo a creare, a curare, a credere in sé. Ogni vasetto è il risultato di un processo rigoroso, artigianale, ma anche di un percorso umano profondo: mentre la frutta cuoce lentamente, si ricostruiscono identità, sogni, possibilità. Assaggiare le marmellate Redenta significa entrare in contatto con storie che stanno cambiando direzione, scoprendo un sapore che unisce dolcezza e coraggio, tradizione e rinascita. È qui che il bene prende forma, colore e profumo: in un semplice vasetto capace di trasformare un gesto quotidiano in un atto di solidarietà reale.

Il Gusto del bene

Il “Gusto del bene” non è solo un progetto: è un promemoria di quanto il bene, quando trova la strada giusta, possa cambiare destini. È l’iniziativa attraverso cui la Fondazione Santo Versace, fondata da Francesca De Stefano Versace e Santo Versace, sostiene realtà che offrono nuove possibilità a chi ha vissuto il dolore, la paura, la fragilità. È qui che nasce il laboratorio di marmellate Redenta, realizzato da don Aldo Buonaiuto, fondatore della Cooperativa Pace in Terra: un luogo in cui le giovani donne vittime di tratta, accolte nella “Casa fra le nuvole” della Comunità Papa Giovanni XXIII, riscoprono il valore di un gesto semplice. E in quel gesto ritrovano fiducia, dignità, futuro.

La storia di Sofia…

Per Sofia, un vasetto di marmellata non è solo un prodotto: è il simbolo del sogno che credeva perduto. Partita dalla Nigeria con la speranza di una vita migliore, è stata invece risucchiata da una spirale di violenza e sfruttamento. Torture, minacce, l’obbligo di prostituirsi: il suo sogno sembrava svanito per sempre. Eppure, nonostante tutto, Sofia ha trovato la forza di ribellarsi. È fuggita, ha attraversato la paura, il silenzio, la solitudine. Fino a quando non è stata accolta e protetta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Oggi, grazie al “Gusto del bene” e Redenta, quel sogno che si era frantumato si sta ricomponendo: ora può lavorare, ricominciare, immaginare un domani luminoso per sé e per la sua famiglia.

…e quella di Rachele

Anche Rachele ha attraversato il buio. Dalla Bulgaria all’Italia chiusa nel bagagliaio di un’auto, convinta che avrebbe fatto la babysitter. Invece, al suo arrivo, l’orrore: vestiti succinti, un marciapiede, un ordine terribile: vendere il suo corpo. Ha rifiutato. E per questo è stata torturata con una crudeltà disumana: un orecchio ridotto a brandelli con una pinza, ciocche di capelli strappate fino a scoprire la cute, bruciature di sigarette sul corpo. In fin di vita, è stata salvata dalle Forze dell’Ordine e accolta in una casa della Comunità Papa Giovanni XXIII. Molte ferite si stanno rimarginando, ma quelle dell’anima richiedono tempo, cura, amore. E in quel laboratorio di marmellate, anche Rachele sta ritrovando una parte di sé che credeva perduta.

Aiutare gli altri: una regola di vita

Sofia e Rachele hanno iniziato un cammino di rinascita grazie al laboratorio Redenta, sostenuto dal progetto “Gusto del bene”. Per loro, un lavoro non è solo uno stipendio: è la prova che il dolore non avrà l’ultima parola. È dignità. È libertà. Questo è possibile grazie all’impegno e alla sensibilità di Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, che hanno scelto di fare dell’aiuto alle persone più fragili una regola di vita. Grazie a loro, oggi, queste giovani donne possono guardare avanti con speranza.

Il laboratorio delle marmellate

Le marmellate Redenta sono un concentrato di natura e cura. Non contengono conservanti né pectina: solo frutta scelta, lavata e sbucciata una a una da chi, mentre lavora, si riappropria della propria storia. A vigilare su tutto c’è nonna Marina, il cuore materno della “Casa fra le nuvole”. Ha lasciato le comodità della sua vita per essere presenza, conforto, famiglia per queste giovani donne e i loro bambini. Il laboratorio, nato nelle Marche, è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche, che ha fornito i macchinari per la cottura e la pastorizzazione. E grazie ai cuochi del Dipartimento Solidarietà Emergenza Marche della Federazione Italiana Cuochi, che offrono formazione professionale preziosa. Fondamentale anche il sostegno della Fondazione Marche. Ogni vasetto è il risultato di un intreccio di mani, competenze e cuore.

Il “Gusto del bene” per un Natale solidale

Il Natale si avvicina, con la sua luce che invita a tornare all’essenziale. E quale gesto può essere più vero di un dono che porta con sé speranza? Sul sito Redenta.it è possibile acquistare le marmellate realizzate dalle donne che stanno ricostruendo la loro vita: prugna, pera e cacao, albicocca, mela e cannella, mandarino, arancia, fragola. Disponibili singole, in confezioni doppie o in cesti personalizzabili, queste confetture non sono solo deliziose: sono un modo concreto per restituire un sorriso a chi, per troppo tempo, ha conosciuto solo il dolore. E questo è il vero “Gusto del bene”.

Voci di Speranza

Voci di Speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.

“Voci di Speranza”, Ragazzi al CENTRO: il progetto che permette ai giovani di guardare al futuro con serenità

La povertà educativa è una questione globale e trasversale, che riguarda tanto le periferie urbane dei Paesi ricchi quanto le aree rurali dei Paesi in via di sviluppo. E’ una forma di disuguaglianza che non si limita ai Paesi poveri o economicamente instabili: riguarda anche società avanzate, dove mancano opportunità culturali, spazi di crescita e accesso equo alla formazione. La povertà educativa è l’impossibilità per bambini e adolescenti di sviluppare pienamente le proprie capacità cognitive, relazionali ed emotive, a causa di carenze nel contesto familiare, scolastico e sociale; è l’assenza di opportunità di crescita culturale e sociale che, inevitabilmente, riduce le possibilità di inserimento lavorativo e di partecipazione attiva alla vita civile.

Il fenomeno in parola, costituisce, infatti, una delle cause sulla quale si costruisce ogni altra forma di disparità sociale. Ne consegue che agire sull’esclusione sociale è una delle sfide più urgenti per assicurare la coesione sociale. Ogni bambino e ragazzo ha il diritto di sviluppare abilità e competenze, coltivare i propri talenti e le relazioni con gli altri, realizzare le proprie aspirazioni. La mancanza di tali opportunità influenza fortemente la crescita e il benessere personale e si traduce, per la società nel suo complesso, in bassi livelli di capitale umano e di produttività, inattività diffusa, incremento dei costi di tutela e, dunque, ridotti livelli di coesione sociale (Cfr. audizione direttrice Istat, presso la 7ª Commissione permanente – Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport – del Senato della Repubblica del 7 ottobre 2025 ). I primi anni di vita dei bambini sono fondamentali perché è in questa fase che avviene più dell’80% dello sviluppo neuronale, influenzando la personalità, le competenze cognitive, socio-emotive e fisiche che si acquisiranno nel corso della vita. Per questo è necessario garantire che tutti i bambini abbiano la possibilità di sviluppare le proprie abilità, intervenendo molto precocemente con risorse e strumenti adeguati.

Mai perdere la speranza

In quest’ottica, si inserisce “Ragazzi al Centro” che allarga lo sguardo alla pluralità di aspetti che qualificano la povertà educativa (non limitandosi al mancato raggiungimento di obiettivi di istruzione scolastica), dedicando particolare attenzione all’infanzia e all’adolescenza, le fasi in cui viene costituito gran parte del capitale umano e sociale di un individuo. “Ragazzi al Centro” è un progetto triennale promosso dalla Fondazione Santo Versace Ente filantropico per contrastare la povertà educativa minorile e sostenere adolescenti tra i 13 e i 18 anni in condizioni di disagio psicosociale e rischio di dispersione scolastica. Una risposta concreta e innovativa al problema della povertà educativa: un ecosistema educativo e sociale che mette i giovani “al centro”, con l’ambizione di costruire un futuro migliore per loro e per la comunità.

Il cuore del progetto

Ragazzi al Centro” è un progetto che unisce educazione, inclusione e benessere, con l’obiettivo di dare ai giovani più fragili una vera possibilità di crescita e di inserimento sociale e lavorativo. L’innovazione metodologica connota la straordinarietà del progetto: non solo a “recuperare” i ragazzi, ma tenerli nelle loro famiglie, lavorando contemporaneamente su minori, genitori e scuola. I ragazzi vengono presi in carico solo durante il giorno, mantenendo il legame con le famiglie, per evitare l’isolamento e rafforzare la rete educativa. Questo approccio integrato crea una rete di sostegno che permette ai giovani di sviluppare le proprie potenzialità e guardare al futuro con fiducia. Gli obiettivi principali sono il contrasto alla povertà educativa: offrire opportunità di crescita culturale, sociale e professionale; l’inclusione sociale: favorire l’integrazione dei ragazzi più fragili, evitando l’isolamento; il supporto alle famiglie: il progetto non si limita ai minori, ma coinvolge attivamente genitori e scuole, creando una rete educativa integrata; il benessere psicologico e fisico: attività sportive, laboratori e sostegno scolastico per rafforzare autostima e competenze. Con l’attivazione di questa rete, cuore del progetto “Ragazzi al centro”, tutti partecipano in maniera proficua e attiva al fine comune: consentire ai ragazzi di sviluppare appieno le loro potenzialità e guardare al futuro con maggiore fiducia.

L’intuizione

Dobbiamo ringraziare Santo e Francesca per questa grande opportunità. Loro tengono molto a ‘Ragazzi al Centro ’ e, grazie al loro gesto, è stato possibile creare e, pian piano, allargare gli orizzonti di questo progetto, un po’ come i cerchi che si formano quando una goccia cade sulla superfice dell’acqua. Santo e Francesca, non solo sono due filantropi, ma hanno avuto un’ottima intuizione”, ha affermato da Patrizia Corbo, filosofa, coordinatrice delle comunità nazionali per minori (CNMC), Presidente della cooperativa il Piccolo Principe di Busto Arsizio, nonché fondatrice della Cittadella dei Ragazzi, intervistata da Interris.it. Il progetto “Ragazzi al centro” si realizza presso la Cittadella dei Ragazzi, situata a Villa Lazzati a San Vittore Olona (Milano), immersa in un ampio parco della Fondazione Minoprio, all’interno di un parco secolare di circa settemila metri quadrati, dove sono allocate quattro aree sinergiche. Presso questa struttura – gestita dalla Cooperativa Sociale Piccolo Principe Onlus, i giovani con fragilità profonde vengono presi per mano e accompagnati verso una nuova consapevolezza di sé e del proprio valore, al fine di imparare a costruirsi un proprio futuro.

L’intervista

Dottoressa Corbo, come inizia questo straordinario impegno che ha a cuore adolescenti fragili che affrontano disagi esistenziali?

“L’11 settembre 2001, è la data riportata nell’atto costitutivo della nostra prima cooperativa sociale: il Piccolo Principe onlus, una comunità che a Busto Arsizio accoglie minori di età compresa fra i 6 e i 13 anni, provenienti da situazioni familiari caratterizzate da incuria, abbandono, violenza. In un giorno infausto per il mondo, insieme ai miei due soci Claudia Dato e Piero Carnaghi, animati dalle competenze ed esperienze maturate nei rispettivi ambiti professionali, ero dal notaio, per dare avvio all’Alloggio per minori | Piccolo Principe, la cui mission è aiutare ogni minore a ricostruire la propria storia e a porre le basi per il futuro, in modo da poter ripartire. Il Piccolo Principe è il nostro primo progetto di accoglienza a favore dei minori in stato di disagio”.

Dal 2001 ad oggi quanti progetti accomunati dal medesimo intento: far germogliare un fiore, anche laddove il terreno sia cosparso di dolore e sofferenza, l’hanno vista protagonista?

“Nel 2008 e poi nel 2011 si colloca Il Volo maschile e femminile, che sono due case, rispettivamente, per ragazze e ragazzi dai 15 ai 21 anni, create per dare continuità educativa e cura a giovani non ancora pronti a volare da soli. Il Volo – Piccolo Principe è il punto d’inizio. In uno spazio e dimensione familiare ragazzi e ragazze condividono tempo ed esperienze con educatori che li accompagnano alla conquista di piccole autonomie quotidiane per dispiegare così le ali nella vita che li attende fuori dalle comunità. Il nostro metodo si basa su un approccio educativo terapeutico cognitivo – comportamentale, che consente di ridurre in tempi relativamente brevi i comportamenti disfunzionali degli adolescenti, che compromettono la vita affettiva e sociale. Gli adolescenti di cui ci prendiamo cura sono affetti da disturbi dell’ansia, psicosomatici, alimentari, depressivi, deficit di controllo degli impulsi, abuso di sostanze, condotte aggressive. Si tratta non solo di manifestazione di un disagio, ma anche di un loro modo di comunicare”.

Il volo cosa rappresenta?

“Il volo è la provvisorietà, la relatività della grandezza dell’uomo; il male guardato dall’alto, mentre si è, appunto, in volo assume una connotazione diversa, viene sminuito dalla grandezza, dall’immensità e dalla bellezza della vita”.

Una volta che i ragazzi e le ragazze hanno preso il volo come riuscite a non recidere il legame con la comunità, laddove si dovesse manifestare di nuovo il bisogno o comunque una situazione di disagio?

“Proprio per non condannare questi giovani, già segnati dalla vita alla strada, agli espedienti, ai rischi, oltre che vanificare anni di interventi clinici e educativi, abbiamo realizzato, dapprima, nel 2017 per le ragazze e, successivamente nel 2018, per i ragazzi, il progetto Itaca – Piccolo Principe. Per coloro che non sono ancora pronti emotivamente, psicologicamente e materialmente ad affrontare la vita da soli abbiamo due miniappartamenti nei quali i giovani possono co-progettare il percorso di maturazione, di acquisizione della consapevolezza e dell’autostima anche con l’ausilio del tutor di intermediazione sociale che li prepara a vivere, al termine del percorso, in completa autonomia”.

Accogliete anche neonati?

“Si dal 2008 accogliamo bambini di età compresa fra 0 e 5 anni, provenienti da famiglie che vivono situazioni di forte disagio. Anche grazie all’attivazione di una collaborazione attiva da venti anni con il dipartimento di psichiatria dell’Università Vita Salute del San Raffaele garantiamo un intervento psicodiagnostico, terapeutico e sanitario tempestivo e coordinato. Con il progetto Orso Balòo – Piccolo Principe  accogliamo i bambini in un ambiente confortevole e familiare fin dalla prima infanzia, attraverso un percorso di accompagnamento all’affido, all’adozione o al rientro in famiglia.

E poi nel 2021 arriva un colpo di fulmine nella direzione del bene, del dare speranza e infondere fiducia. Un incontro “speciale” dal quale è nata una straordinaria costellazione che risplende di solidarietà.

“Con Francesca De Stefano Versace che è una donna straordinariamente affettiva e altruista ci siamo trovate a condividere il dono più grande: donare. Chi ha il cuore aperto gioisce nel dare la felicità al prossimo. E’ bello poter restituire, a chi è stato meno fortunato di noi, quello che la vita ci ha dato. Francesca per i ragazzi rappresenta la mamma dei progetti; i ragazzi le hanno dedicato il giardino delle rose che chiamano il giardino di Francesca, perché lei adora le rose e i ragazzi nutrono per Francesca e Santo un profondo affetto e sincera gratitudine per l’opera di solidarietà e amore che portano avanti”.

Come l’incontro con Francesca De Stefano Versace rappresenta una pietra miliare nella progettualità della Cittadella dei Ragazzi e nel percorso avviato dieci anni prima con il Piccolo Principe?

“Ci incontriamo a Roma all’ultima mostra fotografica di Giovanni Gastel, amico e ambasciatore della cooperativa sociale, rapito dal Covid a soli 66 anni. Ci ritroviamo sedute allo stesso tavolo; straordinaria è stata l’empatia, la condivisione e la risposta: Santo e Francesca hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il loro sincero sostegno: insieme ce la possiamo fare. Se ci sono i draghi ci sono anche i cavalieri che possono aiutare questi ragazzi fragili e indifesi, straziati nell’animo e nel corpo (troppo spesso abusati) a decantare il dolore, la rabbia e riaccendere la speranza. La cittadella dei Ragazzi è un esempio virtuoso di sinergie territoriali: la villa in cui ha sede la Cittadella è una donazione della famiglia Lazzati alla Fondazione Minoprio, che a sua volta l’ha concessa in comodato d’uso gratuito al Piccolo Principe per i prossimi vent’anni. Una dimora storica che ospita un centro polifunzionale della cooperativa sociale Piccolo Principe dedicato alla formazione, alla salute e al recupero dei giovani tra i 14 e i 25 anni in condizione di fragilità psico-sociale. Francesca e Santo hanno sposato il progetto, facendoci sentire la solidarietà e il sostegno, dando vento alle nostre vele e benzina ai nostri motori”.

Voci di Speranza

Voci di Speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.

Nata la prima bimba del progetto “Insieme, per Te”

La nascita della prima bambina sostenuta dal progetto “Insieme, per Te” rappresenta un passaggio significativo per il percorso avviato dalla Fondazione Santo Versace insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Una piccola vita che oggi cresce serena anche grazie al supporto offerto alla sua mamma durante la gravidanza.

Siamo lieti di condividere la testimonianza della mamma, che ha raccontato con semplicità e sincerità cosa abbia significato per lei sentirsi accompagnata e quale ruolo stia avendo il progetto nel suo quotidiano.

Le parole della mamma

“Questa mattina mi sono svegliata con il sorriso, guardando la nostra bimba…
Lo sai è un grande dono per tutta la nostra famiglia, non avrei mai pensato che il dire “Sì” potesse aprire tutte le Porte del Cielo!
Avere la possibilità di un ascolto diretto, della presenza della Comunità Papa Giovanni XXIII, attraverso il servizio di aiuto alle mamme, è un regalo inaspettato e da quando mi hai parlato del Progetto “Insieme, per Te”, mi è cambiata la vita.
Non è solo un aiuto economico, ma è proprio sapere che anche io sono amata e ascoltata da persone che nemmeno conosco…

Prima il nome Versace per me era solo un nome che mi ricordava l’alta moda, una famiglia di stilisti, della Calabria… Oggi questo nome, la Fondazione Santo Versace, mi ricorda che esistono uomini e donne capaci di essere al servizio di altre donne e di vita difficile da sostenere! E allora mi dico, il mondo è capace di mettersi insieme e di essere una speranza per il futuro.


Voglio dire a tutta la Comunità Papa Giovanni XXIII e alla Fondazione Santo Versace che la solidarietà e la speranza cambiano le giornate, le nostre giornate, e stamattina sorrido e vi ringrazio tutti!”

Il progetto “Insieme, per Te”

“Insieme, per Te” è un progetto della Fondazione Santo Versace, realizzato in collaborazione con la Comunità Papa Giovanni XXIII, dedicato alle donne che affrontano una gravidanza in situazioni di vulnerabilità.

“Voci di speranza”, l’intervista a Santo Versace e Francesa De Stefano Versace

Voci di speranza” è la nuova rubrica realizzata in collaborazione con il quotidiano digitale In Terris, nata per raccontare storie di riscatto e progetti che accendono fiducia, dimostrando che un aiuto concreto può trasformare anche le situazioni più difficili.

In Terris è un quotidiano digitale che promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità all’interno della redazione e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutti.

I primi protagonisti della rubrica sono i Fondatori Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, che raccontano come il loro legame abbia ispirato la nascita della Fondazione e guidato le iniziative per restituire dignità, sostegno e opportunità a chi vive in fragilità.

L’intervista

Il 3 settembre avete celebrato i vostri 20 anni di unione. Quanto il vostro legame ha influito sulla nascita della Fondazione nel 2021 e nel suo percorso di crescita?

“Il nostro legame è stato decisivo. La Fondazione è nata dal desiderio di trasformare la nostra unione in qualcosa che andasse oltre noi stessi. In questi vent’anni abbiamo condiviso gioie e prove, e abbiamo capito che il bene va moltiplicato, non tenuto per sé. Così, nel 2021, abbiamo dato vita alla Fondazione Santo Versace, che oggi è la nostra eredità vivente e un modo per restituire ciò che la vita ci ha donato”.

Tra le vostre tantissime iniziative c’è anche il sostegno al nostro quotidiano In Terris. Cosa vi ha spinto a credere in questo progetto editoriale e a renderlo parte della vostra missione filantropica?

“Abbiamo scelto di sostenere In Terris perché rappresenta un modello unico di giornalismo sociale. Attraverso Pace in Terra ETS, Don Aldo ha dato vita a un quotidiano che non solo informa, ma promuove l’occupabilità delle persone diversamente abili. Il corpo redazionale è composto da professionisti capaci di superare le barriere della disabilità fisica, affiancando carriere trentennali nel mondo dell’informazione nazionale a giovani talenti appena usciti dalle università e dalle scuole di giornalismo. Come Fondazione, sosteniamo regolarmente il lavoro di quattro giornalisti con importanti vulnerabilità e abbiamo contribuito alla ristrutturazione del sito per renderlo pienamente accessibile a tutte le persone con disabilità. Crediamo che l’uguaglianza delle opportunità passi anche da qui: dal garantire che ognuno possa esprimere il proprio talento, senza essere definito da una fragilità. In Terris non è solo un giornale: è una testimonianza vivente di dignità, inclusione e futuro.

Tra gli enti sostenuti dalla Fondazione c’è anche Pace in Terra ETS, guidata da don Aldo Bonaiuto. Come è nata questa collaborazione e cosa significa per voi aiutare queste persone a ritrovare la loro forza e una nuova prospettiva di vita?

“La collaborazione con Don Aldo e Pace in Terra ETS è nata da un legame profondo di fiducia e dalla condivisione di valori. Con ‘Il Gusto del Bene’ abbiamo dato lavoro e dignità a giovani donne vittime di tratta attraverso la cooperativa e la produzione delle marmellate Redenta. Con il progetto Per non lasciarli mai soli, avviato presso l’oratorio ‘Carlo Acutis’ di Fabriano, sosteniamo invece chi vive condizioni di forte fragilità sociale. La Fondazione contribuisce fornendo beni alimentari per la mensa solidale che ogni giorno accoglie famiglie con bambini, persone senza dimora e tanti altri bisognosi del territorio. Abbiamo inoltre sostenuto l’ampliamento dell’oratorio e del centro estivo che ospita ogni anno oltre 300 bambini. Attraverso queste attività, Pace in Terra non solo risponde a bisogni primari, ma crea anche percorsi di formazione e di inserimento lavorativo, offrendo una seconda opportunità a chi è stato ferito, comprese donne vittime di tratta. Per noi, aiutare queste persone significa restituire dignità e futuro, ma anche costruire comunità inclusive dove nessuno venga lasciato indietro”.

La Fondazione sta realizzando vari progetti legati alle madri in condizioni di alta fragilità: “Abbracci in Libertà”, ad esempio ha trasformato un’area del carcere di Bollate in un luogo accogliente “a misura di bambino”, e “Tabasamu la mama – Il Miracolo della Vita”, che dà un rifugio e una nuova speranza a giovani madri della baraccopoli di Kibera, a Nairobi. Come sono nati questi progetti, quale impatto stanno avendo e quali obiettivi volete raggiungere attraverso queste iniziative?

“I progetti dedicati alle madri nascono da un’idea semplice: quando si sostiene una madre, si sostiene anche un figlio e si costruisce futuro. A Bollate abbiamo voluto regalare ai bambini di madri detenute uno spazio che parli di bellezza e accoglienza, perché anche lì i legami possano crescere. A Nairobi abbiamo dato rifugio a giovani madri che non avevano nulla: lì la vita rinasce nonostante tutto. L’obiettivo è lo stesso ovunque: dare strumenti, dignità e possibilità a chi parte svantaggiato”.

E’ stato lanciato il progetto “Insieme, per Te” che risponde alla richiesta di aiuto di donne in condizioni di fragilità che affrontano una gravidanza. Come è nata l’idea quali sono i gesti concreti che verranno realizzati?

“Per noi rispondere ai bisogni e alle richieste di aiuto è una regola di vita: aiutare chi soffre significa non voltarsi dall’altra parte. Con Insieme, per Te abbiamo scelto di rispondere anche a questa chiamata, mettendo a disposizione un numero verde dedicato per raccogliere le richieste e dare risposte concrete. Il servizio di ascolto è attivo attraverso il numero verde 800035036 e il numero WhatsApp 3427457666. Il progetto nasce con l’obiettivo di offrire sostegno alle madri in stato di gravidanza, soprattutto a chi si trova ad affrontare una gravidanza inattesa, problematica o in una condizione di vulnerabilità. Attraverso l’ascolto e l’accompagnamento, vogliamo aiutare le future mamme a riscoprire la loro forza e a vivere la gravidanza con serenità, aprendosi alla Vita. Con questo progetto la Fondazione Santo Versace intende garantire alle donne il loro ‘diritto alla maternità’, offrendo ascolto, sostegno e tutte le risorse necessarie per affrontare questa fase delicata con fiducia e speranza”.

La Fondazione Santo Versace si espande

Nuovi ingressi nel Consiglio di Amministrazione

Con grande soddisfazione annunciamo un importante passo nel percorso di crescita della Fondazione Santo Versace: l’ampliamento del Consiglio di Amministrazione, che passa da tre a sette membri.

Una scelta strategica e di valore, volta a rafforzare il nostro impegno e a consolidare quella rete solidale che da sempre ispira la nostra visione. Crediamo nella forza delle relazioni e nel contributo sinergico di professionalità diverse, unite da un comune senso di responsabilità sociale e di amore verso chi ha più bisogno.

Fino ad oggi, il Consiglio di Amministrazione era composto da Santo Versace, Presidente e Fondatore, Francesca De Stefano Versace, Vice Presidente e Fondatrice, Valentina Adornato, Consigliere.

Si uniscono a loro quattro nuove figure di comprovata esperienza e sensibilità, che condividono profondamente la missione della Fondazione:

  • Brunella Chiodo, Chief Vision, Culture & Identity Officer – Executive Board Member di Entopan
  • Francesco Cicione, Fondatore e Presidente di Entopan
  • Renato Sala, Amministratore indipendente di Banca Monte dei Paschi di Siena, Senior Advisor di Banca Finnat
  • Carmelo Sarcià, Responsabile Direzione Private & Wealth Management – Corporate Investment Banking di Banca Patrimoni Sella

Siamo felici e orgogliosi di accoglierli nella nostra squadra. La loro competenza, unita alla passione che anima tutti noi, ci permetterà di affrontare nuove sfide con maggiore forza e determinazione, continuando a trasformare il nostro impegno in azioni concrete a favore delle persone più fragili.

La premiazione della V edizione del torneo “Racchetta Solidale”

Santo Versace e Francesca De Stefano Versace premiati per l’impegno verso i più fragili

Nella splendida cornice del Circolo Sportivo del Foro Italico, si è svolta la cerimonia di premiazione della V edizione del Torneo di tennis e padel “Racchetta Solidale”, un evento che celebra lo sport come veicolo di solidarietà e condivisione.
La manifestazione, organizzata dall’Associazione Sportiva Luiss insieme a Capital Advisory, ha confermato anche quest’anno la sua vocazione a unire la passione sportiva con l’impegno sociale, sostenendo il progetto della Fondazione Santo Versace “Il Miracolo della Vita – Tabasamu La Mama”, realizzato in Kenya, nella baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in collaborazione con le associazioni Amani e Koinonia Community.

Tra i protagonisti della serata, Santo Versace e Francesca De Stefano Versace, premiati anche quest’anno per il loro impegno costante nei confronti dei più fragili. La cerimonia ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo dello spettacolo, dello sport e della solidarietà.
Sono stati conferiti riconoscimenti a figure che si distinguono per il loro impegno civile, tra cui Don Antonio Coluccia; il giornalista Domenico IannaconeStefano Balsamo, fondatore del Canova Club; e Luisa Regimenti, Assessore alla Sicurezza e agli Enti Locali della Regione Lazio.

Premiati anche i vincitori dei tornei:

  • Tennis: Carlo Angelini, Peter Losev e Pamela Balestrieri
  • Padel: Carlo Carnevale – Dino Banzarino, Anna Sestini – Paolo Invernizzi, Erica Ciarrocchi – Odoardo Testa

La serata è stata condotta dal noto giornalista di Sky Sport Stefano Meloccaro e dal comico Marco Capretti.

Tra i presenti Alessandro Papa e Paolo Del Bene, in rappresentanza rispettivamente di Capital Advisory e Associazione Sportiva Luiss e numerosi ospiti del mondo artistico e televisivo, tra cui Michela Andreozzi, Federico Moccia, Gabriele Marconi, Ludovico Fremont, Giovanni Roberti, Roberta Albanesi.

Foto: Federico Caminiti